la pazzia di ermione corre tra i pini e le onde del mare
 



ottobre 3 2009

Scriveva. Cancellava.  Guardava il monitor. La luce accecava occhi e pensieri.

Ogni volta che le mani si muovevano veloci sulla tastiera pensava ai primi esercizi al pianoforte, quando sapeva appena leggere e scrivere, ma le note, quelle si che erano facili monosillabi, benché inutili da soli o snervanti. Come  quell’esercizio, lontano nella memoria, per segnare il tempo e interiorizzare quella lancetta del metronomo, quella costrizione di legge. La misura del tempo. Tic tac tic tac

Non le piacque neanche il carattere  Times New Roman che dava alla sua scrittura un aspetto pretenzioso, non le era piaciuto neanche ai tempi della tesi, quando, per la prima volta a tu per tu con un pc iniziò a scoprire le sue affinità con la macchina.

E optò per un asciuttissimo ‘calibri’ che le faceva simpatia anche solo per quell’assonanza al colibrì. Veduto una volta, nella foresta pluviale, lungo la penisola di Nicoya.

E allorà inizio a chiedersi cosa sarebbe stato giusto scrivere, se un insieme di ricordi che incredibilmente affioravano caldi e stupefacenti dalla sabbia asciutta di ogni presente oppure una storia nuova di zecca, tutta inventata e tutta sua.

Avrebbe passato altri mesi di fronte a questo bivio, mentre l’alluvione del tempo avrebbe portato via molto e lasciato altrettanto. mentre il mondo intorno ripiegava. Si riduceva. Diventava claustrofobico. E non le apparteneva più.

E forte era la pressione delle atmosfere sul suo respiro.

Ad un certo punto si accorse che , per la prima volta, aveva iniziato a  scrivere in terza persona e la pervase uno strano senso di orgoglio, aveva portato sé stessa fuori da sé, avrebbe potuto prendere il ‘tetragono’ e rigirarlo tra le mani, metterlo in controluce, sulle punte, posarlo sulla mensola rossa sotto la finestra e, perché no, anche lanciarlo oltre la siepe di lavanda e rosmarino che segnava la rete del suo campo da gioco con il mondo.

Le toccava ‘servire’, alzò il cubo e schiacciò. Gli spigoli tagliarono il palmo e…

E  si accorse che aveva tirato troppo la corda e le metafore. Era troppo e troppo presto. Occorreva prima iniziare a scrivere.  

Occorreva scrivere, cancellare, nuovamente scrivere. 

Poggiò la testa sul braccio ripiegato  e chiuse gli occhi.


 e anche questa volta il sogno fu causa di ciò che accadde...

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foto di willy ronis

| 21:28 | commenti (2)