la pazzia di ermione corre tra i pini e le onde del mare
 



settembre 30 2005

Son maestro di follia,
vivo la mia vita sulla fune
che separa la prigione della mente
dalla fantasia.
Il mio futuro è nel presente
ed ogni giorno allegramente
io cammino sul confine immaginario
dell’orizzonte mentre voi,
signori spettatori, mi guardate dalla strada,
cuori appesi ad un sospiro
per paura che io cada
ma il mio equilibrio è in cielo
come i sogni dei poeti,
mai potrei viver come voi
che avete sempre la certezza della terra sotto i piedi.

Son maestro di pazzia
e vola sulla corda la mia mente
a rincorrere i pensieri
ad inseguire l’utopia
di catturare almeno un “oggi”
prima che diventi “ieri”
e provare a far danzare il tempo.

Signori spettatori lo spettacolo è finito,
vi saluto con l’inchino,
sempre in bilico sull’orlo del destino
e un sorriso avrò per tutti voi,
che vediate nel funambolo un buffone
o che vediate in lui un artista
e ringrazio chi ha disegnato questa vita mia perché
mi ha fatto battere nel petto il cuore di un equilibrista
ratti della sabina - il funambolo

| 21:03 | commenti (4)

settembre 29 2005

il volante è un leggìo comodo. La distanza è giusta e la mano sinistra aggancia bene libro e direzione.
La punteggiatura segna il battito delle ciglia.
Sollevo lo sguardo a conferma che rosso e caos stanno oltre il vetro spesso del parabrezza.
ripiego su me stessa. ritorno a leggere.

You're the book that I have opened
And now i've got to know much more
massive attack

| 11:31 | commenti (9)

settembre 27 2005

Non oso guardare le cose. Come continua questo sogno?
f. pessoa - il marinaio

| 00:08 | commenti (5)

settembre 25 2005

(...)
«Nell'amorosa quiete delle tue braccia»


ABBRACCIO Per il soggetto, il gesto dell'abbraccio amoroso sembra realizzare, per un momento, il sogno di unione totale con l'essere amato.

1. Oltre all'accoppiamento (e al diavolo l'Immaginario), vi è quest'altro abbraccio, che è una stretta immobile: siamo ammaliati, stregati: siamo nel sonno, senza dormire; siamo nella voluttà infantile dell'addormentamento: è il momento delle storie raccontate, della voce che giunge a ipnotizzarmi, a straniarmi, è il ritorno alla madre (nell'amorosa quiete delle tue braccia, dice una poesia musicata da Duparc). In questo incesto rinnovato, tutto rimane sospeso: il tempo, la legge, la proibizione: niente si esaurisce, niente si desidera: tutti i desideri sono aboliti perché sembrano essere definitivamente appagati.

(...)
r. barthes - frammenti di un discorso amoroso

| 21:00 | commenti (7)

settembre 20 2005

a volte, mentre punta lo sguardo, sorride.
In fondo agli occhi, c’è una distesa di grano.
Che si piega al vento.
Che porta una voce.
Che dice ‘ancora’

‘lo hai appena fatto!’
‘cosa?’ e lo dice inclinando la testa, per confondere ogni traccia
‘questo!’
‘questo..cosa?’
‘gli occhi…li chiudi in modo così... così veloce…’
‘non lo so. Non me ne accorgo nemmeno’ e scrolla le spalle. Ultimo rimasuglio di una crisalide di bambina.


A volte, mentre sorride, socchiude gli occhi.
E quando il vento arriva dal fondo.
Li chiude.

| 13:18 | commenti (7)

settembre 19 2005

...

foto di edouard boubat

| 12:02 | commenti (4)

settembre 17 2005

infilo lo sguardo e le mani nei mie cassetti.
sempre chiusi… si aprono solo per ingoiare passato.
niente. neanche una.

sollevo i colori delle camicie accartocciate sulla poltrona..nulla!
il tocco di qualcosa che cade leggero...mi fa girare di scatto.
mi inginocchio
poggio la guancia sul freddo del marmo. si sono viva. ancora,
ma ho fretta.

allungo il braccio e muovo un raggio che porta via i libri. i cavi della rete. e la borsa. per terra.
niente.
nessun rilievo fino alla soglia.

sollevo le spalle. ripiego la gamba destra e una scheggia si infila nella carne morbida sotto la tasca dei jeans.
ce n’è ancora un pezzo.
e fa ancora male.
infilo la mano in tasca e la tiro fuori. gialla. spezzata. senza più punta.
la tengo nel palmo.
la guardo.

non ne ho altre.
e neanche un taglierino.

vado in cucina. prendo un coltello e inizio a spuntare gli eccessi di legno. inutili schegge. nel lavandino.
butto via tutto.
voglio solo ciò che mi serve.
mi serve una punta. una mina appuntita.
ecco.
controllo con il polpastrello dell’indice…va bene.

ecco.
apro il palmo sinistro e inizio.
a scrivere e incidere.

scorre dal palmo quello che non esce dagli occhi
scivola tra le dita e cade.
e finalmente.
finalmente
finisco di tremare.

| 19:01 | commenti (8)

settembre 15 2005



(...) questa consapevolezza mi rende, in certi momenti, euforico. veramente libero. è un sentimento che ha a che fare con le stagioni, le piante, la morte, la vita.
"fare tutto il possibile, sapendo che sarà inutile"
All'interno di questo paradosso io sto vivendo da qualche tempo momenti assolutamente felici  ed equilibrati, momenti in cui non mi sento solo, momenti in cui affido al probabile o all'incerto le vie della mia vita.(...)


pier vittorio tondelli - pier a gennaio

| 00:00 | commenti (6)

settembre 11 2005


foto di arno rafael minkkinen

| 15:52 | commenti (15)

settembre 5 2005

...per un po'...

| 11:47 | commenti (14)

settembre 4 2005

Would you know my name
if I saw you in heaven ?
Would you feel the same
if I saw you in heaven ?
I must be strong and carry on.
'Cause I know I don't belong here in heaven.
Would you hold my hand
If I saw you in heaven ?
I'll find my way through night and day.
'Cause I know I just can't stay here in heaven.
Time can bring you down

time can bend your knees.
Time can break your heart

have you begging please.

Begging please...

Beyond the door there's peace I'm sure.
And I know there'll be no more tears in heaven.
Would you know my name
if I saw you in heaven ?
Would you feel the same
if I saw you in heaven ?
I must be strong and carry on.
'Cause I know I don't belong here in heaven
eric clapton

| 01:29 | commenti (2)

settembre 2 2005

della serie...nonsense della sera tarda...
quando...la madeleine con il the non si prende mai ...soprattutto se ha la forma di un cd vecchiovecchio e non hai sonno e forse fame e hai appena visto 'l'uomo che amava le donne' morire...e i capelli sono di nuovo lunghi..quasi...come 10 anni fa...e stai  pensando con attenzione...e sei semplicemente stesa su un divanoblu e...e...stai ascoltando...
(...)nun te scurda’ nun te scurda’
nun t’ ’o scurda’ pecchè si no che campe a fa’
nun te scurda’ ‘e te, maje.


e mi porgevi la copertina del disco...e io la giravo tra le mani per leggere il testo...chè non capivo.
e sorridevi.
e le mie gambe si muovevano.
1995

(...)tutto nzieme ‘o cielo se fa niro,
traseno a uno a uno ‘e panne spase

e chiove, chiove ca dio s’è scurdato.
me pare nu diluvio universale
che lava ‘e pprete e che cancella ‘o mmale
pe’ dint’ ‘e viche addò nun trase ‘o mare..
pe’ dint’ ‘e viche addò nun trase ‘o mare..
finestra. pioggia.
ti guardo andare via...i gomiti puntati contro i tuoi passi
ostile.
aspetto che le tue spalle si confondano...
tendo le braccia.abbandono la presa...e lo spazio tracima. dagli occhi e dalle palme.
raccolgo i miei ricordi. ti lascio tutti gli sguardi
1996

(...)
si ‘a vita è suonno, c’avimm ‘a fa’?
cantammo pe’ ce sunnà ‘e campa’.

almamegretta

| 00:26 | commenti (2)

settembre 1 2005



foto di wayne miller

| 06:36 | commenti (4)